Nei giorni scorsi sono apparsi sulla maggiore testata sarda, alcuni articoli che riguardano direttamente il tema di questa pagina web. Il primo articolo é disponibile su questo link, dove il vicesindaco continua a sminuire la portata della norma. In particolare da delle interpretazioni assai fantasiose alle frasi da lui stesso scritte. Non cita inoltre l´incentivazione alla demolizione.
Molto interessante invece l´intervento di Giuseppe Marci nell´editoriale del 17 novembre apparso sulla stessa testata. |
Tue 03 Nov 2009 |
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Alcune osservazioni pervenuteci |
| Osservazione amici dell’architettura storica
Siamo molto colpiti che un assessore all’urbanistica di un paese bello come il vostro capovolga i concetti storici su cui si basa l’urbanistica. Che cos’è l’urbanistica e in particolare un tessuto urbano storico? Ogni urbanista che svolge un ruolo pubblico a questa domanda citerebbe Camillo Sitte che ha posto le basi sullo studio dei centri storici in una visione moderna della città:
…(Camillo Sitte) concepisce l'idea di spazio urbano storico come negativo dell'architettura, come spazio contenuto tra gli edifici che può essere pensato proprio come se si trattasse di un monumento…
Egli ha fondato uno strumento di lettura e insieme di costruzione della città che rimane ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile e su cui molte leggi di tutela al patrimonio si raffrontano.
Tale affermazione risulta ovvia a qualsiasi studente di architettura: se si allarga di sette metri un solo edificio nel centro storico (che sia storico o contemporaneo) non viene più tutelato il “monumento”
Osservazione amici Urbanisti
In generale l’ufficio Urbanistica svolge funzioni di redigere:
1. Piano Particolareggiato
2. Piano del colore
3. Sistema di valorizzazione tessuto viario storico
Tutti e tre gli strumenti operano nella salvaguardia dei fronti strada lungo i tracciati storici. Ipotizzando di applicare l’allargamento di 7 metri le azioni di tutela dei tre strumenti vengono vanificate. Proposte di questo tipo agli occhi di una consulta di urbanisti appaiono quantomeno bizzarre.
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Tue 03 Nov 2009 |
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Le dichiarazioni del vice sindaco |
| Riportiamo le dichiarazioni del vicesindaco
"- L’arretramento è una facoltà del concessionario e non un obbligo, inoltre tale arretramento non deve obbligatoriamente dar luogo ad una viabilità avente sezione di 7,00 mt.;" Si dimentica di dire che l'arretramento è incentivato
- Si riferisce ai casi di demolizione con ricostruzione (laddove questa sia consentita) ed alle nuove edificazioni (lotti liberi), quindi non applicabile di per se a tutti gli edifici del centro storico prospicienti su una viabilità compromessa (sono sicuramente esclusi gli interventi su edifici aventi valenza storico-artistica, su edifici aventi vincolo di portale, oltre a tutti gli altri casi nei quali non è consentito demolire); Giusto per essere ripetitivi si sta parlando della quasi totalità del centro storico, si può valutare guardando questa planimetria. L'arretramento è consentito nelle zone celesti, rosa e tratteggiate con il nero. E' vero che il portale dovrebbe essere mantenuto, ma stiamo parlando di una norma riportata solo sul vecchio e scaduto piano particolareggiato del centro storico esattamente all'articolo 4, e comunque non vigente. ..... Giova ricordare che ogni singolo progetto, relativo ad immobili ricadenti in centro storico, deve inoltre essere sottoposto al vaglio della Commissione Edilizia in Materia Paesaggistico-Ambientale, composta anche da un esperto in materia di tutela paesistica, ai sensi della L.R. 28/1998. La commissione edilizia esprime un parere.
E' evidente il tentativo di sminuire la "pericolosità" dell'articolo oggetto di critica, ma allo stesso tempo non viene data alcuna motivazione sulla sua necessità.
Dato che a dire dell'assessore e del sindaco i casi di arretramento sono così pochi, perchè visto che in passato l'ufficio poteva prescrivere l'arretramento è stato necessario inserire una norma così generale? |
Sat 31 Oct 2009 |
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Non è una questione di quantità |
| Articolo de "L'unione Sarda" del 31 Ottobre 2009
riportiamo le dichiarazioni del Sindaco:
.... Per il sindaco Tonio Paulis «l'allargamento può avvenire solo in determinati contesti, e solo in quelle zone dove l'edifico non ha alcuna valenza storica e si può demolire e ricostruire, e volontariamente si arretra a filo strada fino ad un massimo di un metro e mezzo. La scelta è legata alle molte lamentele dei cittadini che dicono di non poter parcheggiare, né di riuscire talvolta a portare l'auto in cortile». Via Decimo, via San Giovanni, via Parrocchia, via San Sebastiano, via XI Febbraio, via Croce Santa, via Monastir, via San Giovanni, via Arbarei, è solo una parte della zona vecchia. Secondo il piano particolareggiato del 1985, il paese è diviso in cinque sub zone. L'allargamento delle vie può essere effettuato solo nelle sub zone tre e quattro, secondo quanto risulta dalle modifiche del piano. «Vogliamo che il paese si sviluppi mantenendo le sue caratteristiche storiche e culturali ...
Due precisazioni: "...un massimo di un metro e mezzo" Nella norma si parla di allargamenti per portare la strada a 7 metri, un metro e mezzo non è mai citato, è ovvio che gli uffici seguono le norme. "sub zone tre e quattro" Si sta parlando della quasi totalità del centro storico, si può valutare guardando questa planimetria. L'arretramento è consentito nelle zone celesti, rosa e tratteggiate con il nero.
MA COMUNQUE NON È UNA QUESTIONE DI QUANTITÀ!!!!
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Il 6 luglio 2009 abbiamo richiesto all'Assessorato Regionale EE.LL FINANZE e URBANISTICA - Servizio Giuridico e delle Politiche Urbane un parere riguardo il rilascio di un certificato di destinazione urbanistica di un lotto situato all'interno del centro storico del Comune di San Sperate. Tra i vari punti uno riguardava la vigenza o meno del Piano Particolareggiato del centro storico approvato il 5 ottobre 1981 e riapprovato il 17 gennaio 1985. Erroneamente è stata indicata una delibera del 1996 di ulteriore riapprovazione, ma a quanto pare è inesistente.
Il piano particolareggiato del centro storico di San Sperate risale quindi al 1985!
Citiamo la risposta dell'Assessorato Regionale EE.LL. Finanze e Urbanistica - file 1 - file 2 "Appare inoltre opportuno ricordare che il piano particolareggiato non ha durata illimitata ma dev'essere attuato entro dieci anni dalla sua approvazione. Scaduto inutilmente tale termine esso diventa ineficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti nel piano stesso (art. 17 legge 1150/42). Se come indicato nel quesito in esame, il piano particolareggiato è stato così riapprovato nel 1996 (in realtà è 1985), esso è divenuto ineficace, nel senso sopra precisato, nel 2006 (in realtà è 1995)."
Quindi il "paesemuseo" ha un piano particolareggiato del centro storico che è scaduto da 14 anni, ma è ancora valido per gli allineamenti e le prescrizioni di zona. La situazione attuale è quindi salva, ma con la variante al Piano Urbanistico Comunale recentemente approvata si sta dando un segnale forte su quello che sarà l'indirizzo del prossimo piano particolaregiato, ossia la modifica degli allineamenti stradali.
Confidiamo nella competenza degli uffici regionali che ora esprimeranno il loro parere sulla variante in questione.
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Sun 25 Oct 2009 |
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Vicolo Stretto e Vicolo Corto |
| Tutti conoscono i nomi di queste delle due strade del famoso gioco da tavolo. Il monopoli non è altro che una simulazione di operazioni immobiliari.
Nel gioco queste due strade sono quelle che hanno il minor valore economico, perchè incarnano le caratteristiche fisiche più negative per un'impresa immobiliare. Le peculiarità negative di posizione sono legate al fatto che i due vicoli sono vicinissimi all'origine, al punto di partenza di questa città immaginaria che è Monopoli, fanno quindi parte del centro storico, formatosi quando non si pensava minimamente alla speculazione edilizia.
La seconda caratteristica negativa è riportata anche nel nome, sono dei vicoli, uno “stretto” e l'altro “corto”. Al tempo della loro formazione ciò che doveva passare non erano sicuramente i “gipponi”.
Queste due strade sono però una immagine della comunità che al tempo le ha generate. Una comunità molto probabilmente agricola, lenta, che aveva dei tempi scanditi dall'alternanza del giorno e della notte e dal variare delle stagioni. Una comunità sicuramente molto diversa da quella attuale, ma sicuramente non meno degna di rispetto. Una comunità che con problemi maggiori di quelli attuali ha dato comunque origine alla città di Monopoli e alle sue Piazza Università, Bastione Gran Sasso, Piazza Dante, Viale dei Giardini, Parco della Vittoria.
Monopoli è un modello che può essere applicato a qualsiasi comunità del mondo. L'architettura e quindi l'urbanistica rispecchiano, nei materiali, nelle forme, nelle tecniche, la cultura e le conoscenze del momento storico e culturale in cui si sviluppano, in positivo ed in negativo. Esistono ovviamente comunità che si sono sviluppate più di altre, alcune sono arrivate sino a via dell'Accademia, altre sino a Parco della Vittoria.
Molto probabilmente il giocatore-amministratore di Monopoli-Paesemuseo-San Sperate, si è reso conto che le carte che ha in mano non hanno lo stesso valore immobiliare del Parco della Vittoria, pur essendo molto vicino. Il giocatore si è quindi arrovellato il cervello per due anni e ha trovato la soluzione. Una strategia non da poco, degna dei più famosi urbanisti del 1800, i tempi dei risanamenti delle città Europee. Una strategia degna del Barone Haussmann. Una strategia degna di persone che si vergognano di provenire da un paese che ha origini contadine e che cerca di cancellare i pochi ricordi di questo passato.
La strategia in sostanza punta all'allargamento del vicolo “stretto” e “corto” in modo da cammuffarli da Parco della Vittoria e Viale dei Giardini. E' deciso, una larghezza minima di sette metri. La testimonianza di un passato in cui si utilizzava il carretto è obsoleta, ora va il “gippone”. Per chiarire con un esempio, sette metri è la larghezza media delle strade provinciali italiane.
Il nostro giocatore ha deciso di cambiare le regole del gioco. Anche lui vuole Parco della Vittoria, ma non ha alcuna intenzione di fare tutto il percorso in senso orario.
Bisogna ricordarsi però che nella piccola città di Monopoli c'è anche la prigione.
Officinevida |
Fri 23 Oct 2009 |
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Il "recepimento" delle Osservazioni |
| 40 anni fa scegliere di rettificare e allargare le strade del centro storico era comprensibile. A quel tempo non era ancora radicata nella gente la consapevolezza del patrimonio storico e culturale. Ma al giorno d'oggi questo suona abbastanza assurdo.
Il consiglio comunale di oggi ha approvato e difeso la scelta di snaturare il centro storico, addiritura incentivandola con degli sgravi fiscali. Le testimonianze delle origini contadine del nostro paese in pochi anni verranno perse. Le strade del centro storico che hanno una larghezza inferiore ai 7m sono considerate "compromesse" saranno quindi permessi ed incentivati gli allargamenti della sezione stradale.
Delle osservazioni presentate da noi sono state recepite le più insignificanti, le altre, parole dell'Assessore all'Urbanistica "...non si capivano.." e comunque gli "...arretramenti sono minimi..." (scarica la planimetria e valuta) "...e comunque sono consentiti solo nelle sottozone A3 e A4" (scarica la zonizzazione e valuta)
Il Sindaco ci mette del suo: "...il centro storico è stato costruito quando non si utilizzava l'automobile...".
Ma anche la minoranza non è da meno "certo il nostro centro storico non è il centro storico di ..." ma subito cercano di correggere il tiro.
Generalmente è previsto che sia l'ufficio tecnico comunale, sentita la sovraintendenza, a decidere le variazioni strutturali al tessuto urbano del centro storico. Con la scelta di oggi questo potere passa ai singoli cittadini, nel cui buonsenso confidiamo. Speriamo che l'amministrazione, in questo caso, non rispecchi la comunità. Siamo veramente sconcertati. |
Mon 01 Jun 2009 |
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La planimetria degli arretramenti |
| E' disponibile per il download la planimetria che indica gli arretramenti consenti dalla variante al Piano Urbanistico Comunale di San Sperate.
DOWNLOAD |
Mon 16 Mar 2009 |
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Le osservazioni al Piano Urbanistico |
| Oggi 16 marzo 2009 sono state depositate le osservazioni alla Variante al Piano Urbanistico Comunale. Segue un estratto di quelle riguardanti il centro storico presentate da Ing. Daniele Spiga, Ing. Manuela Serra e Arch. Gabriele Schirru
Art. 8 delle Norme di Attuazione.- Zona omogeneA: a centro storico Revisione indicazione arretramento volontario del filo strada nel Centro Storico sino ad una misura di 7 metri. La Regione Sardegna con l’approvazione del Piano paesaggistico riconosce "i centri di antica e prima formazione" bene paesaggistico d'insieme. L’individuazione dei “centri di antica e prima formazione” si basa sulla teoria di permanenza dei tracciati storici riconosciuti dal confronto con la carta storica. I tracciati storici sono riconosciuti come base costruttiva del bene paesaggistico. “L’arretramento volontario” del fronte strada porta ad una alterazione del bene paesaggistico in dissonanza con le indicazioni di tutela e conservazione. (Piano Paesaggistico Regionale, articolo 56a - valorizzazione della rete viaria storica esistente,evitando aggiunte tagli o ricostruzioni; 56b – conservare i tracciati viari rilevati dalla cartografia storica senza alterazione dei manufatti).
Art. 8 delle Norme di Attuazione.- Zona omogeneA: a centro storico a) Nelle zone A e B*, esterne al Centro Matrice, sono applicabili le norme contenute nel previgente Piano Perticolareggiato del Centro Storico... b) I commi seguenti rappresentano l'articolato di indirizzo attuattivo per la zona A in sintonia con la normativa di dettaglio del Piano Particolareggiato vigente... c) La prossima formulazione di Piano Particolareggiato dovrà introdurre nelle norme esistenti gli aspetti mancanti della tecnologia storica della terra cruda... All'interno del medesimo articolo le diciture di Piano Particolareggiato: previgente, vigente e di prossima formulazione sono in contrasto tra loro. Stando alla situazione attuale di assenza di un Piano Particolareggiato del Centro Storico in corso di validità, risulta difficile valutare il punto (a), in quanto se il futuro Piano Particolareggiato del Centro Storico non prevede la differenziazione tra gli interventi ricadenti all'interno del Centro Matrice, da quelli al di fuori di esso, tale punto rappresenta la negazione dell'esistenza del Centro Matrice, in quanto sia dentro che fuori di esso vigono le stesse norme.
Art. 8 delle Norme di Attuazione.- Zona omogeneA: a centro storico d) Per gli interventi di risanamento conservativo, la densità e la cubatura non devono superare quelle preesistenti, computate tenendo conto delle sovrastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico, le quali devono essere adeguate (...) prevedendo nell'intervento la realizzazione di un numero di posti auto compatibile con le caratteristiche specifiche dell'unità immobiliare alla quale si riferiscono. Comprendendo le ottime motivazioni di fondo che hanno spinto a tale norma, si ritiene che essa non dia però indicazioni precise e si presti quindi ad interpretazioni dell'Ufficio, che potrebbero portare ad un totale collasso nel tentativo di recupero dei centri storici. Se si parla di risanamento conservativo senza aumenti di cubatura, significa che (a meno che non si realizzi un frazionamento con un aumento delle unità abitative) non si sta aumentando la densità abitativa per quel lotto. Quindi tenendo in considerazione che buona parte dei lotti interessati sono costituiti da un'edificazione su filo strada per tutta l'estensione longitudinale del lotto con cortile posteriore, risulta estremamente difficile pensare a dei posti auto. Obiettivo primario nel risanamento conservativo è la tutela dell’esistente, diventa obiettivo secondario l’inserimento di servizi compatibili, tra questi i parcheggi. La dotazione di parcheggi diventa un fattore progettuale da valutare sulla sua possibilità di realizzazione caso per caso. La norma dovrebbe essere più chiara, si corre se no il rischio che gli Uffici, nel dubbio interpretativo, pretendano due posti auto per unità imobiliare anche nei casi in cui un cittadino chieda una concessione edilizia per demolire parti del suo immobile o per variarne il prospetto, e trovandosi nella situazione di non poterli ricavare, si trovi costretto a rinunciare al recupero del suo immobile storico.
Art. 8 delle Norme di Attuazione.- Zona omogeneA: a centro storico e) Nelle zone A2, A3, A4, B* le altezze massime degli edifici e le distanze minime tra pareti prospicienti sono stabilite come segue: (...) - la distanza tra pareti finestrate non può essere ridotta oltre il valore minimo di metri 6,00 e la distanza tra pareti finestrate e confini non oltre un valore minimo di metri 3,00, se la distanza tra parete finestrata e confine è inferiore a metri 5,00, in tale parete non potranno essere realizzate strutture in aggetto. Sarebbe opportuno specificare e differenziare tra interventi di nuova costruzione, demolizione con ricostruzione o ristrutturazione. Ai sensi dell'Art. 905 del Codice Civile “non si possono aprire vedute dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di un metro e mezzo”. Pertanto in caso di lotto compromesso, si ritiene opportuno ridurre la distanza minima di metri 3,00 prevista dalla norma ai metri 1,50 previsti dal Codice Civile. Un esempio esplicativo: Un immobile, edificato prima del 1967, con parete finestrata posta ad una distanza dal confine inferiore ai metri 3,00 e superiore ai metri 1,50, nel caso di ristrutturazione che prevede l'adeguamento delle superfici aereoilluminanti dovrebbe: 1) non garantire le regolari superfici aeroilluminanti, e quindi ambienti non abitabili, in quanto non possono essere realizzate aperture ad una distanza inferiore ai metri 3,00 dal confine; 2) demolire la parete finestrata e modificare quindi la sagoma dell'edificio, per ricostruirla alla distanza di metri 3,00 dal confine e poter realizzare le bucature necessarie ad ottenere le regolari superfici aeroilluminanti. 3) non realizzare l'intervento in quanto le modifiche al punto 2 andrebbero ad intaccare la struttura statica dell'immobile.
Art. 8 delle Norme di Attuazione.- Zona omogeneA: a centro storico f) (...) La destinazione è residenziale. Oltre alle abitazioni sono ammesse le attrezzature urbane connesse con la residenza, nonchè bar, caffe, ristoranti, uffici pubblici e privati, centri culturali e sociali, attività artigianali non moleste e/o inquinanti (di superficie interna non superiore ai 65 mq) quali barberia, calzoleria, lavanderia e studi fotografici (...). Pare evidente che la definizione della superficie interna minima di 65 mq si riferisca alla sola voce “attività artigianali non moleste e/o inquinanti”, nel caso contrario in cui si riferisse anche alle voci precedenti tale norma suscita delle perplessità legate ad edifici di superficie superiore ai 65 mq quali Museo del Crudo ed Ex Monte Granatico, o ancora Casa Tola, Casa Pinuccio Sciola, Casa Cristina che potrebbero da destinazione residenziale divenire centro culturale, con grande pregio per il centro storico, o ancora altri edifici residenziali che potrebbero in questi anni essere trasformati in musei, centri culturali o fondazioni a carattere privato e quindi non soggetti e deroga. |
Fri 30 Jan 2009 |
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La variante al Piano Urbanistico Comunale di San Sperate |
| Oggi il Consiglio Comunale di San Sperate ha approvato la variante al Piano Urbanistico Comunale.
Sono diversi i punti inseriti. La maggior parte non stravolgono l'impianto generale del piano urbanistico previgente. Sono stati inseriti dei ritocchi in termini di altezze e superfici copribili, niente di sconvolgente. Forse la variazione più sostanziosa è quella che prevede due stalli auto.
Ma tra i piccoli ritocchi c'è un punto molto piccolo, che potrebbe passare inosservato, ma che ha una pericolosità non indifferente che è il seguente:
NORME di ATTUAZIONE
Art. 8 - Zona Omogenea A: Centro Storico
[.......]
Nel caso di demolizione e ricostruzione di fabbricati, il permesso di costruire può prevedere l'arretramento volontario dal filo stradale di una viabilità compromessa (sezione stradale inferiore a 7,00 mt), onde garantire una sezione accettabile della medesima, e secondo il nuovo allineamento stabilito dall'Ufficio Tecnico Comunale, di concerto con il concessionario. A tale scopo sarà riconosciuto uno sconto del 5% degli oneri concessori, nonchè l'utilizzo della volumetria e della superficie coperta relative all'area ceduta a titolo gratuito.
[......]
Il comma è costituito di tre parti: La prima dove si parla di arretramento volontario, ossia il frontista decide di arretrare. In passato la decisione sulla modifica del tracciato stradale era un'iniziativa dell'Ufficio tecnico comunale.. Successivamente vengono definiti i casi di viabilità compromessa in base ad un unico fattore, la larghezza della sezione stradale. Sette metri è la larghezza media di una strada provinciale italiana,. In un centro storico, per di più di un piccolo comune della Sardegna, è abbastanza difficile trovare una sezione che superi i 6 metri. La terza parte è ciò che conferma la volontà di tale azione ossia l'incentivazione economica attraverso lo sgravio fiscale.
Attendiamo la pubblicazione all'albo pretorio e il periodo per presentare le osservazioni
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